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Franco Arminio, dal blog “la dimora del tempo sospeso”
nel 1901 michele fede partì per gli stati uniti con un abito impeccabile che lui stesso aveva cucito. nel 1929 florindo fede partì per il brasile con un abito impeccabile che lui stesso aveva cucito. nel 1947 agostino fede partì per la francia con un abito impeccabile che lui stesso aveva cucito. nel 1960 salvatore fede partì per la svizzera con un abito impeccabile che lui stesso aveva cucito. oggi al paese nessuno sa più cucire e l’emigrazione dei sarti è finita.
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erano undici figli, nati nello stesso letto, nella stessa stalla. adesso sono tutti in america, in undici città diverse: il più grande sta a new york, gli altri a houston, mesa, tampa, san diego, cincinnati, syracuse, hartford, denver, cleveland, rapid city.
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qui una volta c’era uno che viveva in campagna. partì dal porto di napoli. c’era un bel cielo in quel pomeriggio del quarantanove. la città sembrava felice. ma lui davanti a tanta acqua e tanto cielo cercava di intravedere i suoi monti, la sua casa. mentre la nave si avviava lui ancora guardava verso i monti, pensava alla mucca, al porco e alle galline che aveva lasciato. pensava a sua cugina michelina che gli aveva fatto vedere un seno proprio mentre lui preparava le valige.
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lorenzo marzullo aveva vent’anni quando partì con i suoi per il brasile. il viaggio fu molto lungo ed il mare spesso era tempestoso. arrivò con un senso di nausea che gli durò quasi per un anno.
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era lì da due anni. mentre da solo nella sua stanza ballava il tango il suo braccio si trasformò nell’ala di un angelo. era l’ottobre del quarantasette, nella città argentina di matanza.
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fa il tassista a new york e s’informa sulla nazionalità di chi sale. rumeni, macedoni e albanesi sono assai simili ai pastori del paese.
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ottavio magliano in argentina portava quarti di vitello sulle spalle. in brasile aprì un piccolo negozio. in venezuela gestiva un grande ristorante. morì negli stati uniti colpito da un fulmine mentre pescava.
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ha una pizzeria a jefferson nel missouri e del paese ricorda poche cose: il pane nero, fatto di grano duro, in grandi forme di tre o cinque chili, lampadine sporche di antichi nerumi di mosche, il bocchino fatto con l’osso della gamba posteriore di una lepre, il compare di san giovanni, le forchette di stagno, le cacate di gruppo all’aria aperta.
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camillo crincoli faceva il barbiere a s. paolo del brasile e ogni mattina andava a piedi da un capo all’altro della città per raggiungere la sua bottega. neppure se ne accorgeva perché aveva fatto per tanti anni il pastore ad accadia.
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il fabbro dagli occhi azzurri è tornato al paese e ha smesso di lavorare perché ogni volta che piegava un ferro gli sembrava di piegare le dita degli angeli.
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le puttane passavano per le baracche tutte le sere. costavano poco. per quelle buone tonino loffa doveva uscire in città
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da molto tempo ormai gerardo quaglietta non è più al mondo e nessuno si ricorda di lui. ma quando viveva a namur in belgio succedeva la stessa cosa.
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lo chiamano l’uruguayano. nella pizzeria che ha aperto al paese c’è un’aria canadese.
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la china calda, la figlia del fruttivendolo le patate coi peperoni, la briscola i laghi di monticchio. questi sono gli ideali di peppino montemarano, imbianchino a bellinzona.
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antonio capobianco era appena arrivato a torino e andò a vedere un film dove si diceva che a torino la neve era più scura che al sud. con lui c’era una ragazza di novara che lavorava nella salumeria dove antonio andava per il panino di mezzogiorno. la ragazza di torino era un poco scema ma lui era contento di uscirci insieme ogni tanto.
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fernando mucci è l’unico in paese che per emigrare ha preso la salerno-reggio calabria.
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i grandi dolori di carletto, elettricista a biel: quando l’italia perse contro la polonia nello stadio di stoccarda, quando morì suo nonno punto da un calabrone, quando sua moglie gli disse che si era fatta baciare dal padrone della pizzeria.
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michele cordiano e aurelio mosca da quando sono tornati da ginevra parlano sempre della differenza tra la pensione italiana e quella svizzera. si ritrovano tutte le sere a casa di cordiano. mettono qualche patata sotto la cenere e nell’attesa che siano pronte parlano della loro malattia.
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vincenzo capolupo è stato molte volte in svizzera e ha svolto i seguenti lavori: due settimane nella raccolta dell’uva vicino losanna, cinque giorni in un ristorante di zurigo, quattro giorni come imbianchino a ginevra, un mese a vendere cappelli vicino allo stadio di berna.
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gli svizzeri arrivavano alla stazione di foggia intorno al venti dicembre. portavano la cioccolata e le sigarette.
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mario castelluccio viveva in una baracca per cani vicino a zurigo e non vedeva l’ora di alzarsi. quelle del sonno erano le ore più nere della sua vita.
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quando viveva a monaco di baviera aspettava con ansia il sabato sera per farsi qualche birra e una puttana. adesso beve e basta.
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coi risparmi della svizzera molti si fecero il gabinetto. rocchino loffa si mise pure la moquette e i termosifoni.
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gino limotta compra e vende macchine in germania. la sera vede film porno. si ubriaca quando viene suo cugino dalla svizzera.
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lavorava in una fabbrica di scarpe in veneto. tornato al paese ebbe un grande momento di felicità nella sua vita il giorno in cui l’elettricista venne a montargli la nuova insegna: gerardo tota, chirurgo della scarpa.
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si ritrovavano al paese ogni anno verso la fine di luglio. nella loro vita erano cambiate tante cose, ma non gli occhiali da sole, che avevano comprato lo stesso giorno, con lo stesso modello, in un negozio di salerno.
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torna dalla germania ad ogni sant’antonio. quell’anno che cantò iva zanicchi aldino porrari si fece largo tra la folla e toccò il culo alla cantante mentre saliva sul palco.
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prima si partiva la mattina presto: macchina da noleggio e treno. adesso si parte con la macchina propria, con comodo, a volte perfino dopomangiato.
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le prime volte non gli sembrava vero di vedere la domenica sportiva in un bar di padova.
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l’emigrazione dal paese vecchio a quello nuovo gli fu fatale.
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rocco cestone sognava sempre di andare al nord. finalmente vinse un concorso nelle poste. la sua vita a rovigo si svolse per trent’anni sempre allo stesso modo: mattina in ufficio, pranzo al ristorante, sonnellino pomeridiano, passeggiata serale solitaria, cena asciutta in pensione, un po’ di televisione, un po’ di giornali e qualche pastiglia per dormire.
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muratore dalla lunga chioma. beve una ventina di birre al giorno. se n’è tornato perché non sopportava di svegliarsi presto la mattina. ora vive con sua madre. il padre e i fratelli lavorano e bevono a montreux.
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finiti i soldi del terremoto nicola fratianni è andato a fare il piastrellista a reggio emilia perché non poteva più mantenere la sua bmw di seconda mano.
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vincenzo vella aveva lavorato tutta la vita in veneto nella villa di un avido. era una villa grandissima, diceva vincenzo, ma il frigorifero era quasi sempre vuoto.
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dicono che suo cugino è un pezzo grosso in un ministero a roma. dopo cinque anni e con venti milioni gli ha trovato un posto al cimitero di cremona.
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renato capofitto mentre beveva un bitter in un bar di nonantola si sentì scaricato di ogni personalità, svuotato, esentato dalla particolarità, dal pericolo di essere qualcuno.
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bisogna aspettare la metà di ottobre per sapere quanti saremo a passare l’inverno qui. per ultimi se ne vanno quelli che vanno a supplire nelle scuole del nord.
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pasquale l’elettrauto vive da molti anni alla periferia di prato. il sabato sera arriva fino a pistoia per farsi una pizza con lorenzo il meccanico.
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davanti al ripido muraglione è scomparsa pure l’insegna della profumeria venere. vendeva solo qualche rossetto e qualche profumo. ora la proprietaria se n’è andata a milano, dove lavora in una fabbrica di detersivi.
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bidello a vercelli. di giorno fa il solitario con le carte. la sera prova a costruire il castello del paese coi fiammiferi.
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aveva vissuto trent’anni in svizzera senza rivolgersi a nessuno. non si era mai fatto una risata, ma non se ne lamentava. pensava che la vita è fatta soprattutto di fatiche e di poche sciocchezze. una di queste era tornare una volta l’anno al paese a litigare con la moglie e coi vicini.
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lavora in una miniera di rame a el teniente in cile. la cosa è ancora più strana se si pensa che in paese era il più bravo a giocare a dama.
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florideo camarca faceva il cameriere nel ristorante dove una famosa cantante andava a pranzo coi suoi amanti. lui portava di nascosto alle labbra il bordo del bicchiere dove lei aveva bevuto. baciava le bucce dell’arancia che lei aveva lasciato nel piatto.
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dopo quarant’anni in germania è tornato in paese e lo accudisce una donna di chelm, sconosciuta cittadina polacca.
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l’applicato di segreteria della scuola elementare parla sempre del fratello di sua cognata che ha aperto una pizzeria a montecarlo. dice che il sabato sera ordina la pizza pure carolina.
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si è trasferito dal nord al sud della francia, ma il paese è ancora lontano.
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giovanna di cecca lavorava in un ristorante nel centro di vancouver in canada. lavorava nella cucina, ma subito si affacciava fuori quando le sembrava di sentire la voce di qualche italiano.
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attilio è morto in america, ma prima di morire è venuto molte volte in italia, sperando di morire in italia.
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camillo crincoli faceva il barbiere a s. paolo del brasile e ogni mattina andava a piedi da un capo all’altro della città per raggiungere la sua bottega.
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dopo le vacanze di natale tornava in svizzera a lavorare. vomitava due volte: a candela e a chiasso.
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emigrò una volta soltanto. rimase in svizzera sei giorni, il tempo di consumare i soldi della vigna venduta dal nonno.
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gino cafazzo parla sempre con leonardo zito perché è tornato da bologna con la mercedes trecento.
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emigrante perdigiorno, nicola vive a milano vendendo un po’ di fumo e giocando a biliardo. prima di ogni tiro si sistema i capelli come se fosse appena sceso da un elicottero.
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dopo aver voluto molte cose che non si sono mai compiute, dopo che si sono compiute tante cose che non aveva voluto, lorenzo masucci ha pensato di andarsene a ortanova
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lavorava nelle poste a cantù. nel tempo libero studiava come avere il trasferimento e lavava la macchina.
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assunta morano e il marito adesso sono seppelliti nel cimitero di berna. l’unico figlio che avevano fa il maresciallo dei carabinieri a reggio emilia.
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ottavio panno partì per l’america con la nave bolivia e tornò in italia dieci anni dopo con la nave taormina.
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nino bortone nacque nel 1890. nel 1900 approdò a ellis island con la nave patria. subito cominciò a lavorare in una fabbrica. sua nipote fa la cardiologa al general hospital di boston.
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federico rosamilia fu giovanni. sbarcò negli stati uniti il 18 luglio del 1906 con la nave regina d’italia. è morto nel 1939. ebbe sette figli, tutti morti pure loro.
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gerardo cappa era del 1869. emigrò negli usa con la nave campania. aveva quasi quarant’anni e aveva già perduto tutti i denti.
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gilda solazzo viveva a buenos aires in argentina. tornò al paese per la festa di sant’antonio nel 1968 e per la morte della madre nel 1975.
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gerardo tenore partì per l’america per fare il cantante. fece il cameriere per tutta la vita.
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filomena marchitto si sposò per procura. per raccogliere i soldi necessari a raggiungere il marito in america ci vollero tre anni di lavoro e qualche piccola concessione a don alfonso, il prete del paese.
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non tutti riuscivano a resistere, quattro su dieci tornavano in patria. lorenzo melillo appena tornò al paese dovette partire per la guerra.
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peppino loffa il primo anno coi soldi svizzeri fece il bagno, il secondo anno mise la carta alle pareti, il terzo anno i termosifoni, il quarto anno comprò una vigna.
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dal 1892 al 1954 circa 12 milioni di italiani partirono per l’america. ci provò pure costantino miscia, ma al quinto giorno di navigazione sulla nave sempione si buttò in mare.
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angelino mastrullo si sposò un anno prima di partire per l’america. non mandò mai soldi né notizie. la moglie elena dopo molti anni fece un figlio con uno di barletta che veniva da queste parti ad aggiustare gli ombrelli.
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la banda del paese era composta di trentasei elementi. in pochi anni ne partirono dodici per le americhe. il maestro di orchestra prima cadde in depressione poi emigrò pure lui.
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serafina vitale partì per gli stati uniti nel 1958, all’età di quarantacinque anni, con tutta la famiglia. per una settimana salutò i vicini di casa e i parenti rimasti al paese.
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la famiglia di angelo vitale si trasferì in francia agli inizi degli anni sessanta. lui aveva nove anni e la mattina della partenza si andò a nascondere nell’orto del parroco.
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angelo fratianni finì prigioniero nel texas nel 1942 e solo così poté rivedere i fratelli e le sorelle che erano emigrati molti anni prima.
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elvira patrisso partì per firenze nel 1956 e si fece suora.
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filippo leone partì che aveva tre mesi.
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ugo menna nacque nel 1942. emigrò a zurigo nel 1970. si è sposato due volte, prima con una spagnola poi con una portoghese.
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mariolina spatola faceva la sarta in un vicolo dove la neve restava a terra per mesi e mesi. fu sempre in procinto di partire.
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io stavo in america. dopo il lavoro non finivo neppure di mangiare che già mi veniva il sonno.
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