Letture dal web
TENGO FAMIGLIA PDF Stampa E-mail
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Martedì 20 Luglio 2010 14:56

Un invito a cena da parte di due amici. Entro e subito esco dal locale, schifato. Era presente Fiorani, quello che rubava ai morti, che mi tende la mano e con orgoglio, con voce ferma, si presenta: "Fiorani!". Fiorani, mi dicono, è oggi nel business del fotovoltaico mentre la "cricca" si occupa dell'eolico. Le energie pulite sono già sporche. Fiorani è riabilitato, abbronzato, ricco e fiero. Quando è comparso nessuno si è alterato, nessuno ha alzato un sopracciglio. Fiorani, e quello che rappresenta, non li riguardava. In un altro Paese farebbe la fila alla mensa dei poveri.
Fuori mi sono accorto, camminando verso casa, che i miei amici di un tempo neppure troppo lontano non mi telefonano più, evitano di farsi vedere insieme a me. Persone frequentate per dieci/vent'anni che all'improvviso spariscono dalla tua vita. Tengono famiglia, contratti, status. Sono parte del Sistema, anche se non lo ammetteranno mai. La mia presenza li mette in imbarazzo perché dovrebbero forse domandarsi cosa fanno per il loro Paese. Vivono separati dalla realtà, come la maggioranza degli italiani (una maggioranza che aumenta a vista d'occhio), vegetano in un mondo a parte, disinteressati a tutto quello che non li tocca direttamente. Disturbati da qualunque cosa che possa mettere in pericolo il loro piccolo o grande benessere. Ti senti dissociato e ti vengono dei dubbi su quello che fai. L'inerzia di un popolo che delega a dei cialtroni il suo futuro, dal più piccolo Comune alla cloaca del Parlamento, ha una sua forza propria quasi invincibile. Un insieme di fatalismo e di menefreghismo sociale. E' come essere in riva al mare con un secchiello e volerlo svuotare. Il "tengo famiglia" di una volta si è allargato a "tengo tutto quello che possiedo", non si vuole rischiare di perdere neppure una briciola. Quale più profonda forma di vigliaccheria? La forza di gravità degli indifferenti, dei vigliacchi, di coloro che ti chiedono "Chi te lo fa fare?" con aria di compatimento o "Chi ti credi di essere?" con disprezzo, questa forza che fa sprofondare l'Italia dalle Alpi a Capo Passero sembra invincibile.
Sul marciapiede cammino con in mente una canzone bella e disperata di Modugno: "Vecchio frack": "le strade son deserte/ deserte e silenziose/ un'ultima carrozza cigolando se ne va". Sono contento senza motivo e fischietto. E' una fresca serata di luglio e mi sento leggero. Stasera guardatevi allo specchio, cosa vedete riflesso? Loro non si arrenderanno mai (ma gli conviene?). Noi neppure.

www.beppegrillo.it

 
LA POLITICA DEGLI AVARI PDF Stampa E-mail
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Sabato 15 Maggio 2010 10:02

In giro c’è molta avarizia e con l’avarizia si fa solo una politica infima, buona neppure a governare il trapasso di tre mosche morte. Ognuno prova a rintanarsi in una casa che non ha. Non è dato sapere cosa pensano i partiti dei tagli alla sanità. La parola è lasciata agli eletti nelle varie istituzioni ed è la tipica parola che non buca niente, dichiarazioni col profilattico della prudenza, dichiarazioni generiche di una stagione fatta di sentimenti generici, niente di veramente sentito, di veramente drammatico. Più che davanti a una crisi della politica siamo davanti a una crisi radicale del vivere. Forse qui in Irpinia questa crisi si sente più che altrove per il fatto che il crepuscolo degli umani si accompagna all’assenza di avamposti di civiltà che altrove sono stati realizzati.

La risposta all’articolo in cui parlavo della repentina trasformazione dell’Irpinia da terra dell’osso a terra della cenere ovviamente non poteva arrivare perché l’articolo non conteneva accuse rivolte a persone specifiche, ma anche se la mia proposta di una riunione collettiva al teatro Gesualdo non è stata per ora accolta, perché i sogni degli altri non interessano a nessuno, perché ognuno è occupato a tenere a bada i propri incubi. Tuttavia pare che qualcosa inizia a smuoversi. Non era davvero pensabile che,a parte l’animoso sindaco di Sperone, fossero tutti così accanitamente realisti e rassegnati al fatto che bisognava continuare a viaggiare a motore spento? E come potevano i cittadini della nostra provincia ad assistere passivamente a questa situazione?

La bassa marea della generosità rende evidente un panorama di miserie proprio nelle persone che più dovrebbero essere attive. Adesso penso ai dirigenti scolastici, agli insegnanti, penso agli architetti, agli impiegati comunali, ai farmacisti, agli avvocati, ai medici di base, penso alla tanta Irpinia che vive nelle ville costruite in questi ultimi decenni. Ognuno rintanato intorno ai fatti propri, nell’appendice sfinita di un familismo amorale che non finisce mai. Sappiano questi signori che la vasca con l’idromassaggio e le vacanze ai tropici non bastano. Alla fine anche loro stanno qui, su queste strade, e sarebbe il caso di occuparsi di chi soffre, di chi è incagliato: la miseria degli altri prima o poi diventa anche la nostra. Stiamo diventando una comunità di impietosi, di gente incapace di consolare chi soffre e perfino di cogliere le grandi costruzioni della morte che salgono negli occhi di tanti.

Altro che politica! Altro che i tagli di Caldoro! Qui ci stiamo tagliuzzando ogni giorno da soli in una fiera del masochismo di massa. Forse solo una sventura più grande ci potrebbe distrarre da questo collutorio di viltà e avarizia in cui passano le giornate. Intanto c’è solo da resistere, magari nei prossimi giorni qualche sindaco smentirà tutto quello che ho scritto, vedrò gesti coraggiosi e finalmente potrò accantonare la mia smania, dismettere il mio noioso pessimismo e assistere ad una vera stagione di fervore. Allora insisto sulla mia richiesta ai sindaci di vedersi e soprattutto di lavorare tutti insieme, senza poi andare a Napoli a pietire alla spicciolata secondo la solita logica. Dai consiglieri regionali irpini mi aspetto una proposta relativa al taglio dei loro stipendi sull’esempio di quello che sta succedendo in altre nazioni europee. Ma in particolare è ai cittadini di tutta l’Irpinia che chiedo azioni forti in grado di scuotere realmente il sonno della politica. Se le iniziative che si profilano all’orizzonte dovessero risolversi nelle solite manfrine a cui abbiamo già assistito, allora bisognerà agire diversamente. Non penso solo a incatenamenti e scioperi della fame, ma a forme di lotta più incisive come lo sciopero fiscale o la richiesta di staccarsi da questa regione per formarne un’altra, una regione che vada dal Pollino alla Maiella, la regione delle montagne, dove forse la volgarità dell’Italia di oggi ancora non è riuscita a impestare tutto e tutti.

armin

il mattino 15.05.2010

Ultimo aggiornamento Sabato 15 Maggio 2010 10:04
 
ESTATE AL BIVIO PDF Stampa E-mail
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Martedì 13 Aprile 2010 20:33

di Luigi Capone

Vorrei sprofondare su un letto o su una strada. L’estate non la sopporto. Diventa tutto come in discoteca. Sei costretto a divertirti. Sei costretto ad essere allegro. Anche mentre hai la morte nel cuore. Il tempo è poco. L’imperativo è  correre al mare a sciacquarsi le palle. Rimanere bloccati per ore in coda sulla Salerno- Reggio Calabria o morire come mosche sulle autostrade.  Correre in Spagna. Correre alle feste e alle sagre, sempre più squallide e insignificanti. Comprare e correre, andare a farsi una lampada. Spendere soldi in vestiti. Farsi vedere dai turisti che vengono una settimana all’anno, figli di emigrati a Roma e in Svizzera, o paesani trapiantati a Napoli.

L’estate a Nusco. Ogni estate riscopro quanto odio questo paese di merda.

I vecchi ballano il latino americano di fronte a due casse e a un dj improvvisato pagato dal comune. Sembra che in estate aprano gli ospizi e il paese diventi proprietà degli anziani. Accorrono 90enni anche dalle città per rinfrescarsi le natiche.  I pochi giovani, spauriti, organizzano feste pacchiane da discoteca cercando di emulare lo stile metropolitano di Milano marittima, in questo clima rurale, e diventano a dir poco patetici agli occhi di chi per sbaglio o per caso viene da fuori e assiste a tutto questo. Credono di essere “metropolitani” ma in realtà arriveranno per ultimi come per tutto il resto. Qui infatti per molti la castità è ancora un valore. Se guardi una bella ragazza puoi trovarti a dover litigare con il fratello o col cugino. Si vestono come le oche in tv, ma il loro cervello è ancorato a una mentalità antica. Alcuni ragazzi, annoiati, vanno a farsi una canna dietro la villa e così raggiungono l’apice della serata. Sono dei coglioni e si credono moderni e migliori degli altri.

Ma le feste che vanno per la maggiore in irpinia sono le sagre della pizza e della birra, alla faccia della novità. Feste che mettono depressione, uno dei paradossi di questa terra.

Certe sere mi viene da svenire. Penso che non voglio finire così. Mi sento osservato, voglio sparire.

Odio l’estate. Non riesco a trovarvi pace. Io sono per l’inverno. Non amo il giorno, amo la notte.

Stasera c’è un gruppo folk in piazza che fa balli di gruppo. Tutti i pensionati, gli emigrati tornati in vacanza, si mettono in fila e ballano scuotendo le loro pance. L’età media è settant’anni. Il paese è pieno di macchine e non si riesce a parcheggiare da nessuna parte, alcuni dalle loro finestre osservano e non vedono l’ora che vadano tutti via e si torni nel mortorio dell’inverno per poi lamentarsi del fatto che non c’è nessuno. Il fatto è che qui, quando il paese si riempie, si riempie solo di gente di merda. Dal pomeriggio sono arrivati camion di napoletani e vecchie mercedes scassate con a bordo nordafricani per allestire la festa. Arriva la sera e si aprono i camion della pizza, le bancarelle delle salsicce alla brace, e le bancarelle dei marocchini, affiancate da motorini rumorosi a nafta per illuminare le lampadine poste sulla sommità, che vendono cassette e cd falsi di Gigi d’Alessio. I miei vecchi prima di perdersi in questo trambusto di pensionati, sono andati alla processione, e come tanti rettili seguono la Madonna dell’Assunta in alto sul trattore addobbato di carta colorata. Le vecchie in prima fila lamentano dei canti religiosi, la più cattolica di tutte col megafono le fa da guida, come nei cori allo stadio, solo che qui l’aria è funebre e assomiglia a una lunga nenia pietosa.

Odio la morale cattolica di questo cazzo di paese. A volte vorrei salire sul campanile con un megafono e lanciare una gigantesca bestemmia.

Per dieci giorni all’anno, il paese si riempie di queste pagliacciate e di questi spettacoli penosi, che mi fanno rimpiangere l’inverno e la solitudine e il freddo, e le lunghe serate al bar in tre o al massimo in quattro.

Io mi isolo più che posso, evito di stare con i parenti, che fanno grandi pranzi e grandi cene che durano ore ed ore tutti i giorni. Si mettono a tavola e non si alzano più, questo è il festeggiamento pagano dei cattolici. Io da laico, mi sento finanche più spirituale. Evito di salutare tutti. Salutare e farsi salutare dai parenti diventa un’ossessione, ma che ormai riesco ad evitare benissimo.

Ogni sera prendo la macchina e vado via da qualche altra parte, non voglio vedere queste scene che hanno rovinato fin troppo la mia adolescenza.

Depressione. Un giorno scriverò una guida turistica : “Guida ai luoghi della depressione”.

Vorrei perdermi in un letto, o su una strada che non esiste. L’importante è stare lontano dagli esseri umani.  Mai come ora non si può stare in pace. Voglio l’inverno, i tuoni, i lampi, i fulmini!

Ogni estate ti separa da qualcuno, ogni estate ti fa perdere e ti fa poi raccogliere i pezzi di quello che hai perso.

La mia vacanza è stare in un luogo dove non mi conoscono, frequentare un bar senza rompi coglioni, svegliarmi alle due,  dormendo in una stanzetta abbastanza grande per dormire e per avere un cartone di birra fredda.

Invece sto qui.

Quando mi capita di uscire per strada in questo posto, si cala un velo davanti agli occhi, la testa mi diventa pesante. Vedo i soliti vecchi, le solite facce, le solite stronzate sulle loro bocche, che portano sonno. Un sonno pesante, che tende alla depressione. E’ proprio il paese a dormire un sonno profondo. Su di esso,  cala normalmente una cappa di noia, fiacchezza, fatica, lentezza.

La vita che si fa qui è una vita da bar. I giovani, i vecchi, buttati davanti a un bar si lamentano. Dicono che c’è poca gente, dicono che prima si stava meglio e ci si divertiva, dicono che domani mattina devono andare a lavorare, dicono che non hanno soldi. Questi ultimi tuttavia, che si lamentano, è molto facile vederli in giro a bordo di una mercedes o di una spider da 30 000 euro. Per sentirsi V.I.P. in mezzo ai pezzenti. Per analogia, chi parla di cultura o dice di essere un artista, lo fa per sentirsi V.I.P. in mezzo agli ignoranti.

Si riuniscono giocando sui tavoli di plastica del paese per giocare a carte, e tra una giocata e l’altra urlano bestemmie contro i santi, la madonna e il padre eterno. Bestemmiano  per le regole del gioco e per maledire la propria vita e il proprio paese.

Le sere d’estate del paese si riempiono anche di un altro tipo di palloni gonfiati. Mi riferisco alla così detta elites nuscana ( così detta per auto proclamazione ). I fantomatici-patetici-sgradevoli  nobili del paese nonché  filosofimenti illuminate,  esseri superiori, e continuatori naturali dell’illuminata(?) politica di Ciriaco De Mita, presidente del consiglio nel 1988, ex segretario della gloriosa(?) D.C.

Queste più che patetiche casate nobiliari, si intrecciano tra di loro coi matrimoni, si dividono posti di lavoro e cariche amministrative, cercando di feudalizzare il territorio e i suoi abitanti. Camminano per le vie del paese così come Gesù Cristo camminava sulle acque. Portano rancore e reale disprezzo verso tutti. Sono nobilmente distaccati, e hanno sempre ragione. Li ammazzerei tutti.

E’ così tutti insieme camminano accidiosi e sentenziosi per le vie diafane del paese.

Il paese – barzelletta, che a volte quando dici di essere di lì’ ti guardi attorno e lo dici a bassa voce, per non farti sentire.

Ecco perché quando cammino per le vie del paese in estate, non posso fare altro che bere e vomitare, e poi farmi dire da loro che sono uno sbandato, un barbone destinato al manicomio. Comunque, vomitiamo e passiamo avanti, parafrasando Dante : “Non ti curar di loro ma guarda e passa”.

Nella canicola estiva ecco che d’improvviso compare una troupe del cinema, che vuole girare un film comico napoletano con  l’attore Biagio Izzo. Parcheggiano i loro camion, si riversano negli alberghi. Portano sopra Nusco il costoso culo di Alena Seredova. Mentre girano le scene  si staranno chiedendo in che razza di posto sono capitati e com’è strana la gente del luogo, nonché “come cazzo fanno a campare qua sopra?”.

Mi fermo a parlare con loro, mi guardano come un indigeno del luogo da studiare. I tecnici hanno accento romano, alcuni del cast sembrano filosofi napoletani con la puzza sotto al naso e con l’altarino di Massimo Troisi sopra al comodino. Già a pelle mi stanno sul cazzo, i napoletani. Mi chiedono se voglio fare la comparsa, gli dico – ok – , ma poi presto me ne vado e mando a cacare il film. Non perché ci siano altre cose più interessanti da vedere, ma per abitudine.

Le giornate non passano mai.

Sull’orlo del pomeriggio sono solito andare in un bar che si trova proprio sul bivio. Tra la valle del Calore e la valle dell’Ofanto. Da una parte i vigneti del Calore, dall’altra i campi di grano dell’Ofanto. Sospesi in mezzo prendendo un po’ da una parte e un po’ dall’altra, dove in realtà sei in mezzo e basta, sei dentro, ma sei fuori da un paese, osservi tutto da fuori.   Lì s’incontrano calorani e ofantani e gente dell’ufita, e si scontrano in teatrali battibecchi. La mia pausa non dura più di un’ora, ma mi basta per vedere queste scene nel frammezzo di un via vai di Peroni, di gratta e vinci e di Amaro Lucano.

Con me è presente sempre la stessa combriccola. Tra un tavolo e l’altro, tra mazzi di carte e giornali ci trovi Michele, che legge il giornale ed è in tutto e per tutto un’eccezione lì in mezzo. Una specie di oracolo in mezzo all’afa pomeridiana, tra due strade che scendono verso due mari diversi, una verso il tirreno, una verso l’adriatico. Ci tratteniamo volentieri a parlare. E’ l’oracolo del bivio. Si parla del blog, dell’Irpinia, dell’Ofanto e si arriva in Lucania. Il suo sguardo è più rivolto all’Ofanto, ovvero ad est. Verso un orizzonte che dice essere più aperto, più ampio.

In effetti basta prendere la macchina e decidersi di buttarsi nella valle per perdersi, ed è un piacere bruciare carburante da solo in mezzo al grano e al vento. Non sei tu a seguire la strada ma è lei a seguirti.

Io mi ci butto, senza la speranza di trovare qualcuno. Libero dalla speranza. Vento e polvere sulla mia faccia.

La base di partenza resta il bivio. L’angolo dove si snodano percorsi ipotetici.

A furia di andare lì, il bivio è  diventato a poco a poco una sorta di ufficio. Tutte le notizie delle due valli in un modo o nell’altro passano di lì, di modo che tutto si sa e nulla si racconta in giro.

Mentre beviamo un caffè e diamo un’occhiata al giornale, arrivano a frotte macchine, trattori e treruote e parcheggiare. Il faticoso trascorrere della vita, che passa velocemente tra una birra e l’altra.

Si sta lì in bilico, scegliendo la strada da percorrere. Est o ovest. L’importante per chi è nato qua è andarsene. Una scelta che ti può cambiare la vita. E’ già una fortuna che nel mezzo di questa scelta, nel bivio, ti servano anche un caffè.

SONAR

Ultimo aggiornamento Martedì 20 Aprile 2010 15:52
 
Versetti degli emigranti PDF Stampa E-mail
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Mercoledì 10 Marzo 2010 17:49

Franco Arminio, dal blog “la dimora del tempo sospeso”

nel 1901 michele fede partì per gli stati uniti
con un abito impeccabile che lui stesso aveva cucito.
nel 1929 florindo fede partì per il brasile
con un abito impeccabile che lui stesso aveva cucito.
nel 1947 agostino fede partì per la francia
con un abito impeccabile che lui stesso aveva cucito.
nel 1960 salvatore fede partì per la svizzera
con un abito impeccabile che lui stesso aveva cucito.
oggi al paese nessuno sa più cucire
e l’emigrazione dei sarti è finita.

*

erano undici figli, nati nello stesso letto,
nella stessa stalla. adesso sono tutti in america,
in undici città diverse:
il più grande sta a new york,
gli altri a houston, mesa, tampa, san diego,
cincinnati, syracuse, hartford, denver,
cleveland, rapid city.

*

qui una volta c’era uno che viveva in campagna.
partì dal porto di napoli. c’era un bel cielo
in quel pomeriggio del quarantanove.
la città sembrava felice. ma lui davanti a tanta acqua
e tanto cielo cercava di intravedere i suoi monti,
la sua casa. mentre la nave si avviava lui ancora
guardava verso i monti, pensava alla mucca,
al porco e alle galline che aveva lasciato.
pensava a sua cugina michelina
che gli aveva fatto vedere un seno
proprio mentre lui preparava le valige.

*

lorenzo marzullo aveva vent’anni quando partì
con i suoi per il brasile. il viaggio fu molto lungo
ed il mare spesso era tempestoso.
arrivò con un senso di nausea
che gli durò quasi per un anno.

*

era lì da due anni. mentre da solo nella sua stanza
ballava il tango il suo braccio si trasformò
nell’ala di un angelo. era l’ottobre del quarantasette,
nella città argentina di matanza.

*

fa il tassista a new york e s’informa
sulla nazionalità di chi sale.
rumeni, macedoni e albanesi
sono assai simili ai pastori del paese.

*

ottavio magliano in argentina portava
quarti di vitello sulle spalle.
in brasile aprì un piccolo negozio.
in venezuela gestiva un grande ristorante.
morì negli stati uniti colpito da un fulmine
mentre pescava.

*

ha una pizzeria a jefferson nel missouri
e del paese ricorda poche cose: il pane nero,
fatto di grano duro, in grandi forme
di tre o cinque chili,
lampadine sporche di antichi nerumi di mosche,
il bocchino fatto con l’osso della gamba posteriore
di una lepre, il compare di san giovanni,
le forchette di stagno, le cacate di gruppo all’aria aperta.

*

*

camillo crincoli faceva il barbiere a s. paolo del brasile
e ogni mattina andava a piedi
da un capo all’altro della città
per raggiungere la sua bottega.
neppure se ne accorgeva perché aveva fatto
per tanti anni il pastore ad accadia.

*

il fabbro dagli occhi azzurri è tornato al paese
e ha smesso di lavorare perché ogni volta
che piegava un ferro gli sembrava di piegare
le dita degli angeli.

*

le puttane passavano per le baracche
tutte le sere. costavano poco.
per quelle buone tonino loffa
doveva uscire in città

*

da molto tempo ormai gerardo quaglietta
non è più al mondo e nessuno si ricorda di lui.
ma quando viveva a namur in belgio
succedeva la stessa cosa.

*

lo chiamano l’uruguayano. nella pizzeria
che ha aperto al paese
c’è un’aria canadese.

*

la china calda, la figlia del fruttivendolo
le patate coi peperoni, la briscola
i laghi di monticchio. questi sono gli ideali
di peppino montemarano, imbianchino
a bellinzona.

*

antonio capobianco era appena arrivato a torino
e andò a vedere un film dove si diceva che a torino
la neve era più scura che al sud.
con lui c’era una ragazza di novara
che lavorava nella salumeria dove antonio
andava per il panino di mezzogiorno.
la ragazza di torino era un poco scema
ma lui era contento di uscirci insieme
ogni tanto.

*

fernando mucci è l’unico in paese
che per emigrare ha preso la
salerno-reggio calabria.

*

i grandi dolori di carletto, elettricista a biel:
quando l’italia perse contro la polonia
nello stadio di stoccarda, quando morì suo nonno
punto da un calabrone, quando sua moglie
gli disse che si era fatta baciare
dal padrone della pizzeria.

*

michele cordiano e aurelio mosca
da quando sono tornati da ginevra parlano sempre
della differenza tra la pensione italiana e quella svizzera.
si ritrovano tutte le sere a casa di cordiano.
mettono qualche patata sotto la cenere
e nell’attesa che siano pronte parlano
della loro malattia.

*

*

vincenzo capolupo è stato molte volte in svizzera
e ha svolto i seguenti lavori: due settimane
nella raccolta dell’uva vicino losanna, cinque giorni
in un ristorante di zurigo, quattro giorni
come imbianchino a ginevra, un mese
a vendere cappelli vicino allo stadio di berna.

*

gli svizzeri arrivavano alla stazione di foggia
intorno al venti dicembre.
portavano la cioccolata e le sigarette.

*

mario castelluccio viveva in una baracca per cani
vicino a zurigo e non vedeva l’ora di alzarsi.
quelle del sonno erano le ore più nere della sua vita.

*

quando viveva a monaco di baviera
aspettava con ansia il sabato sera per farsi qualche birra
e una puttana. adesso beve e basta.

*

coi risparmi della svizzera
molti si fecero il gabinetto. rocchino loffa
si mise pure la moquette e i termosifoni.

*

gino limotta compra e vende macchine in germania.
la sera vede film porno. si ubriaca quando viene suo cugino
dalla svizzera.

*

lavorava in una fabbrica di scarpe in veneto.
tornato al paese ebbe un grande momento
di felicità nella sua vita il giorno in cui l’elettricista
venne a montargli la nuova insegna:
gerardo tota, chirurgo della scarpa.

*

si ritrovavano al paese ogni anno verso la fine di luglio.
nella loro vita erano cambiate tante cose,
ma non gli occhiali da sole,
che avevano comprato lo stesso giorno,
con lo stesso modello, in un negozio di salerno.

*

torna dalla germania ad ogni sant’antonio.
quell’anno che cantò iva zanicchi
aldino porrari si fece largo tra la folla
e toccò il culo alla cantante mentre saliva sul palco.

*

prima si partiva la mattina presto:
macchina da noleggio e treno.
adesso si parte con la macchina propria, con comodo,
a volte perfino dopomangiato.

*

*

le prime volte non gli sembrava vero
di vedere la domenica sportiva
in un bar di padova.

*

l’emigrazione dal paese vecchio a quello nuovo
gli fu fatale.

*

rocco cestone sognava sempre di andare al nord.
finalmente vinse un concorso nelle poste.
la sua vita a rovigo si svolse per trent’anni
sempre allo stesso modo: mattina in ufficio,
pranzo al ristorante, sonnellino pomeridiano,
passeggiata serale solitaria, cena asciutta in pensione,
un po’ di televisione, un po’ di giornali
e qualche pastiglia per dormire.

*

muratore dalla lunga chioma.
beve una ventina di birre al giorno.
se n’è tornato perché non sopportava
di svegliarsi presto la mattina.
ora vive con sua madre.
il padre e i fratelli lavorano e bevono a montreux.

*

finiti i soldi del terremoto nicola fratianni
è andato a fare il piastrellista a reggio emilia
perché non poteva più mantenere la sua bmw
di seconda mano.

*

vincenzo vella aveva lavorato tutta la vita
in veneto nella villa di un avido. era una villa grandissima,
diceva vincenzo, ma il frigorifero era quasi sempre vuoto.

*

dicono che suo cugino è un pezzo grosso
in un ministero a roma. dopo cinque anni
e con venti milioni gli ha trovato un posto
al cimitero di cremona.

*

renato capofitto mentre beveva un bitter in un bar
di nonantola si sentì scaricato di ogni personalità,
svuotato, esentato dalla particolarità,
dal pericolo di essere qualcuno.

*

bisogna aspettare la metà di ottobre per sapere
quanti saremo a passare l’inverno qui.
per ultimi se ne vanno quelli che vanno a supplire
nelle scuole del nord.

*

pasquale l’elettrauto vive da molti anni
alla periferia di prato. il sabato sera arriva fino a pistoia
per farsi una pizza con lorenzo il meccanico.

*

*

davanti al ripido muraglione è scomparsa pure l’insegna
della profumeria venere. vendeva solo qualche rossetto
e qualche profu­mo. ora la proprietaria se n’è andata
a milano, dove lavora in una fabbrica di detersivi.

*

bidello a vercelli. di giorno fa il solitario con le carte.
la sera prova a costruire il castello del paese
coi fiammiferi.

*

aveva vissuto trent’anni in svizzera
senza rivolgersi a nessuno.
non si era mai fatto una risata,
ma non se ne lamentava. pensava che la vita
è fatta soprattutto di fatiche e di poche sciocchezze.
una di queste era tornare una volta l’anno al paese
a litigare con la moglie e coi vicini.

*

lavora in una miniera di rame a el teniente
in cile. la cosa è ancora più strana
se si pensa che in paese era il più bravo a giocare a dama.

*

florideo camarca faceva il cameriere nel ristorante
dove una famosa cantante andava a pranzo coi suoi amanti.
lui portava di nascosto alle labbra il bordo del bicchiere
dove lei aveva bevuto. baciava le bucce dell’arancia
che lei aveva lasciato nel piatto.

*

dopo quarant’anni in germania è tornato in paese
e lo accudisce una donna di chelm,
sconosciuta cittadina polacca.

*

l’applicato di segreteria della scuola elementare
parla sempre del fratello di sua cognata
che ha aperto una pizzeria a montecarlo.
dice che il sabato sera ordina la pizza pure carolina.

*

si è trasferito dal nord al sud
della francia, ma il paese è ancora lontano.

*

giovanna di cecca lavorava in un ristorante
nel centro di vancouver in canada. lavorava nella cucina,
ma subito si affacciava fuori quando le sembrava di sentire
la voce di qualche italiano.

*

attilio è morto in america, ma prima di morire
è venuto molte volte in italia,
sperando di morire in italia.

*

camillo crincoli faceva il barbiere a s. paolo del brasile
e ogni mattina andava a piedi da un capo all’altro
della città per raggiungere la sua bottega.

*

dopo le vacanze di natale
tornava in svizzera a lavorare.
vomitava due volte: a candela e a chiasso.

*

emigrò una volta soltanto.
rimase in svizzera sei giorni, il tempo di consumare i soldi
della vigna venduta dal nonno.

*

gino cafazzo parla sempre con leonardo zito
perché è tornato da bologna con la mercedes trecento.

*

emigrante perdigiorno, nicola vive a milano
vendendo un po’ di fumo e giocando a biliardo.
prima di ogni tiro si sistema i capelli
come se fosse appena sceso da un elicottero.

*

*

dopo aver voluto molte cose che non si sono mai compiute,
dopo che si sono compiute tante cose che non aveva voluto,
lorenzo masucci ha pensato di andarsene a ortanova

*

lavorava nelle poste a cantù. nel tempo libero
studiava come avere il trasferimento e lavava la macchina.

*

assunta morano e il marito adesso
sono seppelliti nel cimitero di berna.
l’unico figlio che avevano fa il maresciallo
dei carabinieri a reggio emilia.

*

ottavio panno partì per l’america
con la nave bolivia e tornò in italia
dieci anni dopo con la nave taormina.

*

nino bortone nacque nel 1890.
nel 1900 approdò a ellis island
con la nave patria.
subito cominciò a lavorare in una fabbrica.
sua nipote fa la cardiologa al general hospital di boston.

*

federico rosamilia fu giovanni.
sbarcò negli stati uniti il 18 luglio del 1906
con la nave regina d’italia.
è morto nel 1939. ebbe sette figli, tutti morti pure loro.

*

gerardo cappa era del 1869.
emigrò negli usa con la nave campania.
aveva quasi quarant’anni
e aveva già perduto tutti i denti.

*

gilda solazzo viveva a buenos aires in argentina.
tornò al paese per la festa di sant’antonio
nel 1968 e per la morte della madre nel 1975.

*

gerardo tenore partì per l’america
per fare il cantante.
fece il cameriere per tutta la vita.

*

filomena marchitto si sposò per procura.
per raccogliere i soldi necessari
a raggiungere il marito in america
ci vollero tre anni di lavoro
e qualche piccola concessione a don alfonso,
il prete del paese.

*

non tutti riuscivano a resistere,
quattro su dieci tornavano in patria.
lorenzo melillo appena tornò al paese
dovette partire per la guerra.

*

peppino loffa il primo anno
coi soldi svizzeri fece il bagno,
il secondo anno mise la carta alle pareti,
il terzo anno i termosifoni,
il quarto anno comprò una vigna.

*

*

dal 1892 al 1954 circa 12 milioni di italiani
partirono per l’america.
ci provò pure costantino miscia,
ma al quinto giorno di navigazione
sulla nave sempione si buttò in mare.

*

angelino mastrullo si sposò un anno prima
di partire per l’america.
non mandò mai soldi né notizie.
la moglie elena dopo molti anni fece un figlio
con uno di barletta che veniva da queste parti
ad aggiustare gli ombrelli.

*

la banda del paese era composta di trentasei elementi.
in pochi anni ne partirono dodici per le americhe.
il maestro di orchestra prima cadde in depressione
poi emigrò pure lui.

*

serafina vitale partì per gli stati uniti nel 1958,
all’età di quarantacinque anni,
con tutta la famiglia.
per una settimana salutò i vicini di casa
e i parenti rimasti al paese.

*

la famiglia di angelo vitale si trasferì in francia
agli inizi degli anni sessanta.
lui aveva nove anni e la mattina della partenza
si andò a nascondere nell’orto del parroco.

*

angelo fratianni finì prigioniero nel texas
nel 1942 e solo così poté rivedere i fratelli
e le sorelle che erano emigrati molti anni prima.

*

elvira patrisso partì per firenze nel 1956
e si fece suora.

*

filippo leone partì che aveva tre mesi.

*

ugo menna nacque nel 1942.
emigrò a zurigo nel 1970.
si è sposato due volte, prima con una spagnola
poi con una portoghese.

*

mariolina spatola faceva la sarta
in un vicolo dove la neve restava a terra
per mesi e mesi. fu sempre in procinto di partire.

*

io stavo in america. dopo il lavoro non finivo
neppure di mangiare che già mi veniva il sonno.

COMUNITA’ PROVVISORIA . paesi .. paesaggi … paesologia

 
Comunicato politico numero trentuno PDF Stampa E-mail
Scritto da Administrator   
Venerdì 29 Gennaio 2010 18:17

Riassunto della situazione italiana. I partiti non rappresentano più i cittadini. I deputati non rappresentano più il popolo italiano, ma sono al servizio di chi li ha nominati. Le risorse pubbliche sono diventate private attraverso cessioni o con la concessione dello sfruttamento delle autostrade, dell'acqua, dello smaltimento rifiuti. La produzione è in caduta libera insieme all'occupazione. La Fiat chiude le fabbriche. La multinazionale Alcoa lascia l'Italia. Un numero sterminato di aziende è fallita come Phonemedia, 7.000 dipendenti, o sta licenziando come Italtel. Il debito pubblico è fuori controllo, non è un modo di dire, nel 2009 ci siamo indebitati di 140 miliardi di euro in più. Siamo arrivati a 1.800 miliardi di debito, nel 2010 raggiungeremo i 2.000 e pagheremo circa 80 miliardi di interessi. Non esportiamo più, ma le importazioni sono stabili. In un anno il saldo verso l'estero è peggiorato di circa un miliardo e mezzo di euro. Non esiste un piano industriale per il futuro, per recuperare competitività. Progettiamo grandi opere per trasportare merci che non produciamo. La Tav, il Ponte di Messina, l'Alta Velocità sono business per chi li realizza, ma all'Italia non servono, drenano decine di miliardi di euro dal bilancio dello Stato che potrebbero essere investiti nell'innovazione. Gli italiani hanno le tasse più alte d'Europa, ma stipendi inferiori del 32% alla media di quelli europei. Tremorti ha applicato l'aliquota del 5% ai capitali occultati al Fisco, di origine mafiosa, derivanti da traffici illegali o di evasori totali. I contribuenti onesti che lavorano per il fisco almeno sei mesi all'anno non hanno gradito, dopo questo esempio se possono diventeranno evasori. Il Governo non pensa al Paese, è impegnato a varare leggi su leggi per la riforma della giustizia per evitare la galera a Berlusconi. La nostra immagine internazionale è distrutta, dopo lo psiconano è l'ora dei replicanti, da Bertolaso ad Haiti a Frattini ad Hammamet. La moralità pubblica è ai livelli di Bokassa e di Idi Amin, con il ladro Bottino Craxi portato a modello di uomo di Stato. L'informazione è scomparsa, una volta era semilibera, oggi si è dissolta. Per informarsi è rimasta la Rete, contro cui ogni mese c'è una nuova legge, e la televisione svizzera nel Nord Italia. Il territorio è cementificato anno dopo anno e le splendide 100 città d'Italia trasformate in camere a gas. parcheggi e centri commerciali. Le Università italiane, che hanno primeggiato per secoli, sono scomparse dalle classifiche internazionali. Il notro futuro sono centrali nucleari, inceneritori, bretelle, autostrade, rigassificatori e parcheggi. Non dobbiamo dare la colpa a nessuno se non a noi stessi. Ora possiamo cambiare. Una nuova società in cui ognuno conta uno e i nostri figli contano più di ogni altra cosa è possibile. Basta una tua firma questi sabato e domenica per la lista regionale del MoVimento Cinque Stelle. Non sprecare questa occasione e spargi la voce. Loro non si arrenderanno mai (ma si stanno decomponendo sotto i nostri occhi). Noi neppure.

www.beppegrillo.it

 
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